“L’Aquila in fuga” è una falsità come tante altre: basta sparare numeri e parole

gennaio 14, 2016 Cratere , Frazioni , L'Aquila 2255 Views
“L’Aquila in fuga” è una falsità come tante altre: basta sparare numeri e parole

Erano 70mila gli sfollati dell’Aquila dopo il 6 aprile. 595 hanno deciso di abbandonare la propria casa distrutta e di ricomperane una sostitutiva, di questi 297 hanno scelto di non rientrare in Città.

Un dato che in termini di affezione e appartenenza segna un record, forse addirittura mondiale: lo 0,82% per i primi e di 0,35% per i secondi.

Tanto evidenti sono questi numeri che li comprende la percezione comune.

Stare a parlare di “50% di fuggiti dall’Aquila” è proditorio e meriterebbe una querela per danno all’immagine da parte del Comune dell’Aquila.

In 7 anni chiunque si è ricostruito una vita laddove è stato costretto a rifugiarsi e non l’ha distrutta una seconda volta per ritornare nella sua città nel momento in cui la sua casa terremotata era pronta: San Benedetto, Tortoreto, Pineto, Pescara eccetera eccetera. Non è colpa di nessuno, è la storia dei popoli: accade ai vivi, perché il mondo cambia, ANCHE attraverso le catastrofi. Non c’è nessuna dietrologia da fare.

7 anni sono tanti: in 7 anni i figli sono diventati maggiorenni, i nonni non ci sono più, i genitori si sono risposati, gli investimenti cominciano forse a rientrare… e si, perché all’indomani del 6 aprile in molti erano disoccupati e hanno messo la mano al portafoglio per riaprire un’attività. Ed è questa che decide per tutti e su tutto:difficile vivere senza soldi.

Eppure, interrogato il SOCIOLOGO DI TURNO, è venuto fuori che ci voleva un “vero piano sociale”: ma di che parla? E perché non lo ha fatto questo piano sociale invece di recriminare?

Da poi, nessuno conta i nuovi cittadini aquilani arrivati da ogni dove per la ricostruzione e che, portata pure la famiglia, resteranno nel capoluogo.

Insomma, L’AQUILA IN FUGA è il solito disfattismo: è una regola del marketing giornalistico.

Quanto alla castroneria delle SUPERVALUTAZIONI DELLE CASE siamo ai limiti della ragionevolezza: con 2.700 euro al mq – tanto è la supervalutazione del Comune – non si compera nulla da nessuna parte, Pescara sta sui 3.5/4mila euro a mq, tanto per fare un esempio. E il centro storico dell’Aquila non è certo la casa nuova a Pescara.

Il terremoto del settecento spazzò via case e città: la città, quella vera, con tanti abitanti e grandi palazzi, arrivò dopo, con la ricostruzione.

Due furono le leve: l’abbuono dei fitti per trent’anni da parte dei signori delle Puglie (altro che Monti!!!), ultimo scalo dell’”autostrada” del Tratturo Magno; la grandeur degli abitanti della L’Aquila che ai tempi con la sua lana vestiva tutta l’Europa.

Certo tanta ricchezza nei particolari come nelle strutture dell’architettura cittadina non avrebbero potuto esserci se L’Aquila non fosse stata così ricca… e tanto rispettata.

Si può escludere che ai tempi gli aquilani andassero in giro a parlare male di se’ e della propria Città, o a diramare notizie infamanti che avrebbero spaventato “i mecenati” della ricostruzione e magari causarne pure l’interruzione.

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