L’Aquila, Masciovecchio: puntellamenti scaduti, manutenzione costa come ricostruire

settembre 3, 2016 Cratere , Frazioni , L'Aquila 596 Views

Elio MasciovecchioPuntellare un edificio colpito dal sisma ha una spesa quasi uguale a ricostruirlo. Così, in sostanza, ha dichiarato oggi a Il Centro Elio Masciovecchio Presidente dell’Ordine degli Ingegneri dell’Aquila.

Nell’emergenza, e nella convinzione dell’allora Governo che ha voluto le newstown, L’Aquila non doveva essere ricostruita quindi si puntellò senza badare a spese e si fecero le nuove C.A.S.E e i MAP.

I puntellamenti erano garantiti fino al 2011 – lo avevano detto anche dagli ordini di Architetti, Geometri e Periti industriali – e dopo avrebbero dovuto essere mantenuti per gli anni a seguire, a pena anche della estinzione della garanzia di efficcacia: 5 anni di manutenzione non sono una spesa da niente, soprattutto affrontando contestualmente quella per ricostruire.

La situazione oggi è difficile: spendere di nuovo e ancora per tenere in piedi i puntellamenti dei paesi, frazioni e del centro storico, area rossa dal 2009 che oggi come tale torna far paura dopo le scosse arrivate dal reatino? Si tratta di centinaia di palazzi, case, condomini e strutture pubbliche sui quali in questi giorni squadre di operai cercano di ripristinare sicurezza: fatto difficile soprattutto laddove si riflette che il legno è soggetto a deterioramento inarrestabile.

Ricostruire non è solo mettere cemento e ferro, progetti e pianificazioni, ma affrontare tante altre difficoltà che se non ci fossero non saremmo al cospetto di un disastro, insomma di un terremoto.

Imponderabili, invece, sembrano le lentezze e le burocrazie degli enti di somministrazione di gas ed energia che impiegano tempi biblici per allacciare le utenze, ivi comprese spese qualche volta assurde per realizzare i lavori.

Una riflessione polemica, dunque e invece, appare a tal proposito più legittima delle accuse continue che si rivolgono a vicenda politici e Istituzioni: i gestori di gas ed elettricità tra le chiusure e piombature dei contatori (a volte anche inventate) a colpi di 50 euro cadauno, le migliaia di nuove attivazioni effettuate nelle nuove abitazioni (colpi più o meno pari ai primi) – ormai innumerevoli, calcolate anche le abitazioni ricostruite in questi anni – scavi pagati dagli utenti, conguagli nel numero pari alla somma delle disattivazioni e delle nuove attivazioni… DEVONO AVER INCASSATO FIOR DI QUATTRINI. Per non parlare dei fondi per il terremoto di cui hanno beneficiato e delle bollette pazze di migliaia di euro per affrontare le quali i gestori non muovono un dito: aspettano i pagamenti, che siano giustificati e dovuti oppure no, la cosa non li riguarda affatto. Ma con i soldi del terremoto se non ci fanno gli scavi per cosa li usano?

E’ a fronte di questo che ci dobbiamo chiedere perché i cittadini e le attività commerciali siano costretti a scappare e a chiudere i battenti per le peripezie burocratiche alle quali sono condannati per riallacciare un’utenza: come se già non bastassero i problemi di per sé difficilmente risolvibili del vivere in un’area rossa o in generale terremotata.

AGEA, L’Aquila 3 settembre 2016

Print Friendly, PDF & Email

Potresti essere interessato a...