Ricostruzione, periferie, CASE: tutti i numeri a sette anni dal sisma

aprile 6, 2016 Frazioni , L'Aquila 737 Views
Ricostruzione, periferie, CASE: tutti i numeri a sette anni dal sisma

“Ci sono dati confortanti, nonostante la crisi economica e un rilancio economico del territorio che deve entrare nel vivo: tutte le case meno danneggiate, quelle classificate A, rifatte”. Le parole sono del sindaco Massimo Cialente, che traccia un bilancio della ricostruzione a sette anni dal sisma.

“Dal primo gennaio del 2010 quando gran parte delle case classificate ‘A’ (quelle lievemente danneggiate, ndr) erano state rioccupate, noi assistevamo 53.900 persone per 22mila nuclei familiari, in base al dato del 31 marzo scorso nel progetto C.a.s.e. e Map sono ospitate 8.500 persone e da quasi 22 mila nuclei familiari di circa sette anni fa ne sono rimasti assistiti 3.200 circa”.

“Le periferie sono finite, ci sono solo i ritardatari”.

“Ora serve che gli aquilani scoprano una cosa che non hanno maturato naturalmente negli anni: l’imprenditorialità, la voglia di un nuovo criterio nel muoversi”. È l’invito che rivolge alla cittadinanza Cialente.

“Non può accadere che a Pasqua e Pasquetta, sia tutto chiuso. Si dice ‘aiutati che Dio ti aiuta’. Rivolgo un appello agli aquilani teso a credere di poter tornare a splendere, sono convinto che ce la possiamo fare – ha spiegato ancora il primo cittadino – In tal senso, mi preoccupa che la situazione politica venga tenuta bassa da parte del centrodestra, ai minimi termini, e dai grillini che non esistono. Questo abbassa la qualità del discorso politico”.

Per Cialente, “certo i problemi ci sono: ci sono, i soliti ritardi, poco personale, lungaggini burocratiche romane a tale proposito, insomma, stiamo aspettando i soldi per i traslochi, oltre al fatto che la situazione economica è ancora pesante”.

“Anche se – chiarisce – abbiamo quasi 600 milioni per lo sviluppo, abbiamo visto l’insediamento dell’Accord Phoenix, tra le altre cose puntiamo sul turismo, in particolare sul Gran Sasso, per il quale se dopo 5 anni il Parco approva il piano, potrebbe partire il bando nella considerazione che quest’anno c’è stata la dimostrazione che serve un’azione di rilancio. Ci sono poi la pista ciclabile e la valorizzazione della Gran Sasso Science Institute”.

“Sono state importanti le proteste clamorose, tra tutte la riconsegna della fascia tricolore all’allora capo della stato Napolitano: era in gioco la vita della città, sono state battaglie che credo di aver indovinato, L’Aquila non ci sarebbe più”, aggiunge Cialente che ricorda la più importante: “Con l’ordinanza del 4 maggio 2009, L’Aquila si sarebbe ricostruita dopo 40 anni, quel documento diceva che tutte le istituzioni venivano trasferite, compresi i dipendenti, sarebbe rimasto solo il comune. Quella delibera scritta viene tenuta nascosta, secretata, alla presidenza del Consiglio dei ministri, è numerata ma non viene riportato il testo. Fu annullata dall’allora premier Berlusconi nella notte in cui minacciai di vita l’allora capo della protezione civile Bertolaso e compagni”.

“PIU’ SOLDI CHE PROGETTI”

“Tutti i giornalisti rimangono colpiti dall’andamento dei cantieri nell’asse centrale, lo scorso anno sono stati spesi 900 milioni, il fattore limitante sono ingegneri che devono darci integrazioni: insomma, ci sono più soldi che progetti”, ha detto. “Grazie al lavoro dei miei collaboratori, l’assessore alla ricostruzione Di Stefano, dopo l’arrivo dell’allora ministro Barca che licenziò il commissario Chiodi e il capo della struttura di missione Fontana, dal marzo 2013 – aggiunge – è stata avviata la ricostruzione in centro storico”.

“6 APRILE SIA GIORNO DELLA SICUREZZA DEL PAESE”

“Vorrei che dal prossimo anno il 6 aprile sia il giorno della sicurezza del Paese, chiederemo questo”, ha detto il sindaco dell’Aquila parlando del significato da dare alla fiaccolata di questa sera.

“È arrivato il momento di lanciare un grande progetto di 50-60 anni per la manutenzione straordinaria di messa in sicurezza dell’Italia partendo dai territori più a rischio idrogeologico e sismico e dalla scuole. Quello che è successo non si può risolvere andando dagli sciamani o creando aree di accoglienza che accolgono quelli che si sono salvati – spiega ancora il sindaco – Dobbiamo fare come in Giappone e Cile e in tutti gli altri Paesi seri e civili. Non capisco come ogni due anni si deve fare la revisione dell’auto, se no viene sequestrata e in Italia della propria abitazione nessuno sa nulla se non la rendita catastale. Non c’è scheda geologica, giudizio antisismico, stato del cemento e discorso energetico. E’ più importante l’auto che la casa in un Paese caratterizzato dal più grande rischio sismico e idrogeologico. Se non facciamo questo facciamo i processi”.

Cialente sottolinea che “chiameremo qui il presidente del Consiglio, il ministro per le infrastrutture, il mondo scientifico, si può avviare un grande lavoro di messa in sicurezza, si trovino i fondi, parliamo con L’Europa. Si tratta di un grande progetto che deve coinvolgere le grandi banche che in 50 anni rimetta a posto tutto, naturalmente con regole chiare e trasparenti. Questo fa un Paese serio. Tutto ciò farebbe ripartire l’economia italiana”.

“FELICE PER LA COMMISSIONE D’INCHIESTA”

“La posizione che porterò è che siamo felicissimi di una commissione di inchiesta, se non ci fosse stata l’avremmo reclamata”, aggiunge Cialente, sulla commissione di inchiesta sul sisma per la quale sarà audito dopodomani in Senato.

“Il 7 aprile sono in audizione al Senato sulla proposta di legge fatta dai grillini di una commissione di indagine. Vogliamo che parta dalle ultime settimane dello sciame sismico, dalla richiesta dello stato di emergenza, dalla gestione dell’emergenza, delle spese fatte, dal ruolo di ciascun protagonista nel tempo, tra gli altri Chiodi, Fontana, Cialente, Pezzopane, il governo, come è stata avviata la ricostruzione, se si è speso di meno o di più del previsto, se i puntellamenti sono stati necessari per cui oggi il centro storico è vivo, e poi anche un passaggio su quante indagini ci sono state e quante condanne. Vorrei che questa immagine del malaffare che qualcuno dipinge sia comparata con tutti i terremoti passati e con quello successivo, dell’Emilia Romagna. Lo vogliamo per l’Italia, vogliamo vedere come è andata”.

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